Non ho nulla contro i locali da pausa pranzo: sono funzionali alle esigenze dei lavoratori degli uffici e degli studenti del vicino Politecnico, nulla più. Basterebbe proporre una cucina decente, con servizio rapido e conto onesto ma, almeno per il primo punto, il Ristorante Picchiarello toppa clamorosamente.
Il locale è uno di quei cinesi frappè, nel senso che serve un po' di tutto, cucina italiana, cucina cinese e pizza anche a pranzo. All'ingresso ci accoglie un ambiente moderno, da caffetteria ben tenuta ed un lieve profumo di frutti di mare..bene, bene.
La sala si compone di uno spazio al livello della strada ed uno sopraelevato che, a dire il vero, per persone disabili potrebbe procurare non pochi problemi, visto che si raggiunge con dei gradini molto stretti.
Nonostante l'offerta di due menù fissi (solo a pranzo) a 5 ed 8,50€, io e la mia ragazza scegliamo direttamente dalla carta che, a dire il vero, non si scosta per nulla dallo standard very basic dei cinesi mediocri.
La zuppa di wonton a differenza della Città d'Oro è discreta, con il brodo di vera gallina (anche se un po' troppo forte il grasso), le verdure croccanti ed i raviolini molto sottili ma leggermente scotti, soprattutto ai bordi della caramella.
I ravioli di carne al vapore, pur non facendo urlare al miracolo si fanno mangiare. Il ripieno classico di maiale non è sovrastato eccessivamente dallo zenzero come succede in altri locali, come edibili risultano anche essere quelli ripieni di verdure, un po' mosci, e quelli di gamberi.
Il servizio è cortese ma troppo veloce, le comande si accavallano una sull'altra cosicchè io arrivo alla pasta mentre la mia lei sta ancora finendo l'antipasto...
I miei spaghettini di grano saltati con carne arrivano abbondanti sul piatto di ferro. Pur essendo visibilmente preconfezionati non sono male, mentre gli gnocchi di riso con i frutti di mare alla piastra della mia ragazza sono un po' troppo collosi.
Un'ulteriore portata di spaghetti di riso ai frutti di mare scorre via senza lodi e senza infamie.
Fin qui niente di particolare da segnalare, ma il meglio sta per giungere.
L'ordine della mia ragazza, pollo in agrodolce, arriva affogato in una broda rossa con pezzi (tagliati alla famosa CdC) di peperone. La salsa, il cui sapore varia tra la passata di pomodoro Gorilla e il mal di mare, sommerge un universo di asteroidi avicoli irrorati precedentemente con succo di limone, per nascondere un poco felice stato di conservazione. Li abbiamo lasciati a nuotare nell'agrodolce(?) come piranha OGM.
La mia carne mista nella pentola di terracotta, rincuora un po', servita com'è nel tegamino scuro e fumante di funghi e verdure. Ad un primo assaggio del contorno, tuttavia, il sugo si rivela troppo pesante (ancora un po' di maizena e ci si faceva malta da costruzioni con quel bambù) ma non osceno, come invece la carne. Gli straccetti più scuri hanno un sapore indefinibile e maligno, mentre la parte più chiara è il nostro vecchio amico pollo al Mastrolindo!
Arresisi alla carne marziana, due sconsolati avventori oltrepassano il dehor del Picchiarello per non farvi più ritorno.
Conto low cost, 30€, ma soddisfazione meno che proporzionale al poco pagato.
Servizio: 1/4
Cibo: 3/9
Locale: 5/6
Effetti collaterali: No
Giudizio finale: 10/20 - Grosso Guaio Al Drago Rosso (se ordinate carne, ocio!)
Ristorante Pizzeria Picchiarello
Corso Ferrucci 52
10138 - Torino
011/4344260
Aperto tutti i giorni
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lunedì 6 dicembre 2010
giovedì 2 dicembre 2010
Ristorante Città D'Oro
Come si dice? L'apparenza inganna? Nel caso del Ristorante Città D'Oro il proverbio della nonna è più che azzeccato. Quando ieri sera ho deciso di provare questo locale come primo banco per le recensioni del blog, l'ho scelto per un semplice motivo: la modestia.
Non intendevo cominciare questa guida come iniziano certe collezioni da edicola (ebbene sì, sono anche io tra quelli che ha fatto spendere ai miei genitori il PIL di un piccolo Stato africano in francobolli, carri armati ed aeroplanini), la cui prima uscita era il pezzo forte dell'intera serie. Sarebbe stato troppo facile (ed anche banalotto) pubblicare una serata speciale da Zheng Yang o le lodi per i piatti invernali del Via Della Seta.
Videochiamo la mia ragazza e le propongo un posticino sconosciuto a chiunque in Torino non sia di Vanchiglia: sia mai che si scopra una gemma nascosta, incastrata nei palazzoni tra la Dora ed il Po...
L'idea che mi ero fatto di ordinario cinese si dissolve per un attimo all'ingresso: ambiente curato, mancanza di dragoni in simil-plastica con le palle in mano (quelle tipo sfere di Dragon Ball), toni pastello e controsoffitto a volta in mattoni da trattoria, mi fanno ben sperare.
Accomodati al tavolo, ci rendiamo conto però che si è trattato di un attimo davvero : il menù è scarso, con i piatti di ispirazione italiana mescolati a quelli cinesi, e questi ultimi privi di particolare estro o fantasia. Tutto, e dico tutto, compresi gli antipasti, porta in alto a sinistra il famigerato asterisco che significa surgelato...che nemmeno Bofrost...
La velocità e la gentilezza del cameriere ci infondono ancora un po' di fiducia. Prendiamo nell'ordine: involtini vietnamiti, ravioli di gamberi (shao mai), zuppa di wonton, spaghetti croccanti con verdure, pesce stufato alla cinese, anatra con funghi e bambù ed anatra in agrodolce.
Alla mia ragazza gli involtini vietnamiti (versione carnivora di quelli primavera) piacciono ma, ciò nonostante, non è riuscita ad identificare che razza di carne costituisse il ripieno (noi pensiamo ad una sorta di ibrido maledetto tra ratto e piccione). La texture rivela che il fritto è sì espresso ma anche che si tratta di un prodotto surgelato...tutto accompagnato da una salsina che appariva come una demi glace di Oransoda.
Gli shao mai sono evidentemente una rielaborazione dadaista del concetto di base: ognuno tende a rovinare verso l'esterno in maniera diversa, chi collassa, chi esplode per il troppo ripieno, chi raggrinzisce dopo una lunga vecchiaia in una cella frigo (fa sorridere pensare che il significato cinese del loro nome sia "preparare e servire all'istante").
Trotterellando, il cameriere dalla tinta di Vanna Marchi ci porta due scodelle nelle quali s'è consumata una tragedia: poveri resti, letteralmente brandelli, di wonton affiorano da uno scuro brodo a base di dado e salsa di soia. Mangiarli diventa come cercare di rimettere insieme una mummia cui si srotolano le bende, un po' di qua ed un po' di là, il wonton informe sparge pezzi di tristezza.
Gli spaghetti croccanti, tipici della regione di Shanghai, arrivano avvolti da un denso quanto insipido sugo di verdure, freddi ed incollati in una massa inestricabile.
Assolutamente insignificante il pesce (ma quale? Forse una sogliola costipata?), mentre l'anatra con funghi e bambù avrebbe potuto essere chiamata pelle d'anatra con miraggio di polpa e bambù.
La mia fidanzata, che aveva ordinato l'anatra agrodolce, è costretta a lasciarne metà nel piatto per la pastella nauseante.
Infine, i dolci non sono male: sono confezionati!!
Conto: 40,70€ in due, con offerta di digestivo. Sarà anche poco per il numero di comande ma...what you get is what you pay for, sì, una sola volta però.
Servizio: 4/4
Cibo: 2/9
Locale: 5/6
Sintomi strani: No
Giudizio finale: 12/20 – Bettola (è un peccato per il locale, ma tutto il resto...)
Ristorante Cinese Pizzeria Città D'Oro
Corso Tortona 2
10153 – Torino
011/8126530
Giorno di chiusura: Lunedì
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